La scuola
Ciao a tutti! Ormai sono tornata in Italia, ma ho ancora qualche articolo in serbo sulla mia esperienza in Giappone.
Oggi vi parlo un po’ della scuola di giapponese che ho frequentanto, la ISI language school di Osaka.
La scuola vede ogni giorno qualcosa come mille studenti. Ci sono una trentina di classi disposte su due piani e divise per livello. Nei livelli da principiante l’ambiente è fortemente internazionale, ci sono soprattutto europei e americani, mentre, più su si va di livello, più aumentano gli studenti asiatici: questo ha senso se pensate che ai livelli più alti arriva chi va a scuola per imparare il giapponese e poi rimanere a vivere in Giappone, oppure qualcuno che vuole fare un’esperienza di qualche anno. Io nella mia classe ero l’unica a fare solo 3 mesi.
La mia classe era composta da una ventina di persone: a parte 2 ragazzi francesi e uno della Costa Rica, gli altri erano principalmente tutti cinesi o del Nepal.
Questa era la mia classe durante un’attività in cui ci hanno fatto colorare delle daruma (le statuine che abbiamo in mano).
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Come vedete, erano tutti sui 20-25 anni, per cui a volte mi sono un po’ sentita la zia della classe. Però, quando in una lezione hanno parlato di scelta di università e di lavoro, mentre tutti erano ansiosi e non sapevano che pesci pigliare, io ero lì bella tranquilla (della serie, il mio l’ho già fatto, ora tocca a voi). La scuola infatti offre supporto a chi vuole andare a studiare in un’università giapponese o a chi vuole trovare lavoro. Un giorno hanno anche organizzato un evento a scuola, in cui aziende e università facevano delle brevi presentazioni agli studenti: mentre tutti cercavano di capire che fare nella vita, quella volta io e altri pochi studenti siamo rimasti in una classe a guardare Ponyo.
Questo e altri tipi di eventi non sono la norma: a parte l’incontro con università e aziende e la volta in cui abbiamo colorato le daruma, c’è stato solo un altro evento in cui alcuni studenti hanno partecipato a una gara a chi faceva il discorso migliore (in termini di giapponese e di coinvolgimento) su un tema in particolare. L’evento si è svolto in una sala congressi enorme (più di mille studenti, più tutto lo staff della scuola, potete immaginare) e alla fine, dei circa 15 partecipanti, tre sono stati premiati con tanto di coppa e gadget.
Eventi a parte, ogni giorno andavo a lezione e poi studiavo. Le lezioni erano dal lunedì al venerdì e duravano 3 ore al giorno con una pausa di 10 minuti nel mezzo. C’erano due turni, uno di mattina (8.50-12.00) e uno di pomeriggio (13.00-16.10). Io ero nello slot del pomeriggio.
Oltre alle lezioni però, avevo da fare anche a casa: c’erano prima i compiti sulla lezione fatta e poi la preparazione per la lezione del giorno successivo. Per questo di solito impiegavo altre 2-3 ore. La preparazione per il giorno dopo era necessaria perché gli insegnanti in classe andavano via abbastanza veloci, per cui per seguire senza dover diventare matta era meglio darci una letta prima. Oltrettutto erano proprio i professori a dire di fare così.
Per i compiti per casa, a parte i libri cartacei che mi hanno dato il primo giorno (compresi nella retta), era a disposizione una piattaforma online dove fare esercizi a scelta multipla su kanji e grammatica.
I professori erano molto disponibili, ma durante le lezioni parlavano solo giapponese (solo nelle classi da principianti ogni tanto usavano anche l’inglese). Anche se seguivano lo stesso programma, i professori cambiavano ogni giorno: ogni lunedì avevo un prof., il martedì un altro e così via. Una dei 5 professori che ci faceva lezione era la responsabile della classe, quindi per qualsiasi cosa bisognava chiedere a lei.
Nel complesso, la scuola mi è piaciuta e credo sia stato un buon investimento. Io ne ho scelto una abbastanza impegnativa (difficoltà 4/5), per cui ho faticato un po’ ad ingranare all’inizio (più che altro perché sono passati un po’ di anni da quando sono andata a scuola), ma poi una volta ambientata e trovata la mia routine è andata meglio.
In generale dovevo studiare abbastanza costantemente, perché, ogni volta che a lezione si finiva un capitolo, il giorno dopo c’era un test. Questo voleva dire, tra kanji, grammatica e comprensione, avere almeno un test a settimana. I test non erano difficili, bastava studiare: erano tutti a scelta multipla o vero/falso. Le uniche eccezioni erano il sakubun, un tema di cui scriverò un articolo a parte e lo speech, un discorso di circa 3 minuti su un determinato argomento, da preparare in anticipo e poi tenere di fronte alla classe.
L’ultima settimana di scuola alla fine del trimestre è stata un po’ duretta perché mi sono ritrovata qualcosa come 7 test in 4 giorni, ma, studiando con costanza e non tutto all’ultimo momento, in qualche modo ce l’ho fatta. Alla fine l’ultimo giorno mi hanno anche dato un’attestato di frequenza.
In generale la scuola mi ha aiutato a migliorare, ma se proprio dovessi trovarci un difetto è che è molto improntata sul passare i test piuttosto che sull’effettiva abilità di comunicare. Questo però è una cosa generalizzata del sistema scolastico giapponese (una mia amica mi ha spiegato che è lo stesso anche in Cina) ed è anche il motivo per cui i giapponesi non sono granché in inglese.
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Ciao,
grazie per aver condiviso la tua onesta opinione sulla scuola e le attività svolte, è molto utile.
Ora che sei rientrata, quale bilancio faresti di questa esperienza nel suo complesso? Ti sentiresti di consigliarla? Ha modificato in qualche modo, positivo o negativo, la tua passione per il Giappone e il giapponese?
Hai avuto modo di fare amicizie?
Come stai vivendo il rientro in Italia, con tempi, ritmi, valori così diversi?
Ovviamente se ho fatto domande troppo private mi scuso.
Grazie e buona giornata 🙂
Ciao Stefania,
urca quante domande. Certo che mi sentirei di consigliarla, uno però deve adattare l’esperienza ai propri obiettivi: se l’obiettivo ad esempio è usare il giapponese nel lavoro, dipende sempre dal livello di partenza, ma tre mesi di sicuro sono pochi. Se invece vuoi solo provare a viverci per un po’ per vedere come ti ci troveresti 3 mesi possono andare. Che poi non è che dopo quei 3 mesi non puoi più tornarci, eh: ho conosciuto una ragazza tedesca che prima ha fatto tre mesi, poi le è piaciuto così tanto che ha deciso di tornarci per un anno. Certo lei ha 20 anni e una famiglia che la supporta, per cui può farlo senza troppi pensieri… (che invidia).
La mia visione del Giappone è rimasta la stessa, ma solo perché anche prima ero consapevole che non è tutto rose e fiori. Come in ogni Paese del mondo ci sono aspetti positivi ma anche negativi. Se da una parte tante cose funzionano meglio che in Italia (i trasporti, il senso civico delle persone, ecc), dall’altra ci sono costrizioni e rigidità.
Ho fatto un po’ di amicizie, ma a dir la verità più con “stranieri” che giapponesi. Con i giapponesi ci vuole un sacco di tempo per stabilire e soprattutto approfondire un rapporto, in 3 mesi ho costruito solo qualche conoscenza superficiale. Ma questo dipende anche dal mio carattere (non sono proprio estroversa) e magari un po’ anche dall’età (sinceramente a fine giornata avevo solo voglia di infilarmi a letto, non di uscire). Metti che in più in Italia ho già costruito la mia vita (compagno, amici ecc), per cui la mia situazione era diversa rispetto a qualcuno senza vincoli, come può essere un ragazzo che va all’università. Riguardo alle amicizie “straniere” invece mi sono trovata molto bene: ho conosciuto gente da tutto il mondo che era lì per viaggiare, ma anche chi voleva provare a costruirsi una vita lì. Sarà che ci trovavamo ad affrontare tutti le stesse difficoltà, ma si è creato un gruppetto abbastanza affiatato. In più dopo le lezioni solo in giapponese, era bello potersi rilassare parlando inglese.
Tornata in Italia, a parte un po’ di jetlag, mi sono riabituata in fretta, anche se devo dire che sento già un po’ di nostalgia. Non sono ancora tornata a lavoro (ma la pacchia fra poco finisce), ma sono stata lo stesso impegnata (sto ristrutturando casa per cui ho fatto da muratore, imbianchino ecc). Continuo sempre a studiare giapponese, ma ho un po’ rallentato, sono tornata al ritmo “hobby”.
Comunque se hai altre domande possiamo sentirci anche in privato.
A presto
Grazie mille! Sei sempre molto gentile.
Ti disturberò in privato tra un po’, stanno cambiando molte cose nella mia vita e devo rivoluzionare tutto. È molto difficile!