Le decisioni da prendere parte 1
皆さん、お早う!
Una volta deciso di vivere per qualche mese in Giappone, ho dovuto pensare a tante cose: quanto tempo starci, in che città vivere e che scuola frequentare. Oggi vi parlo delle scelte che ho fatto, così se qualcuno di voi ha in mente di fare un esperienza simile sa su cosa deve ragionare prima di buttarsi.
Quanto tempo
Quanto stare in Giappone dipende dalla vostra situazione, ma c’è una distinzione fondamentale: fino a 3 mesi o oltre 3 mesi. Vi spiego la differenza.
Fino a tre mesi
Fino a un tetto massimo di 90 giorni potete andare in Giappone col semplice passaporto, non serve altro. Attenzione però che non protrete lavorare, quindi con questo tipo di scelta dovrete mettere da parte prima i soldi necessari.
Oltre tre mesi
Per stare in Giappone per un periodo superiore a 90 giorni, dovrete richiedere il visto (visa application), che può essere per studio o per lavoro. Sono un bel po’ di scartoffie burocratiche, sia prima di partire che dopo quando sarete arrivati. Il visto però permette di avere un lavoro e quindi avere un’entrata. Il tipo di lavoro che riuscirete a ottenere dipenderà da quanto sapete parlare giapponese e dalle vostre capacità/conoscenze. Considerate però che se andate in Giappone per studiare in una scuola, il lavoro dovrà per forza essere part-time per cui dovrete lo stesso avere dei soldi da parte prima di partire.
Nei primi giorni che siete là dovrete andare a registrarvi in comune per ottenere la “residence card”.
Quale città
In che città andare a stare dipende molto dalla vostra personalità. Ognuna a modo suo, ogni città del Giappone ha il suo fascino, ma anche sia pro che contro. Se non siete mai stati in Giappone vi consiglio di leggervi questo articolo.
La mia opinione sulle città che conosco di più e che sono le più gettonate è:
- Tokyo
Città enorme dove ogni quartiere è una mini-città, offre un sacco di intrattenimento e di opportunità lavorative. Di sicuro non vi annoierete perchè c’è sempre qualcosa da fare.
I prezzi degli alloggi però sono più alti rispetto alle altre città e le distanze maggiori: dovrete mettere in conto di spendere un bel po’ di tempo nel tragitto casa-scuola e che c’è sempre un sacco di gente ovunque. Essendo una grande città, a me ha dato una sensazione di solitudine: badate è solo la mia impressione, ma mi pare sia difficile andare in un bar ad attaccare bottone, in generale la gente mi è sembrata più fredda (ma forse è solo la mia esperienza da introversa fino al midollo). - Kyoto
Kyoto è famosa per essere una città dove regna la tradizione: ci sono un sacco di templi da visitare e di esperienze da provare, come la cerimonia del té. Essendo una città più piccola di Tokyo, vi potete muovere in bicicletta o a piedi. La metro è un po’ limitata, ma la rete degli autobus è ottima. Peccato che per colpa di turisti maleducati alcune zone sono ora interdette agli stranieri. - Osaka
Osaka è un po’ come il sud Italia: rumorosa e un po’ sfacciata, ma con ottimo cibo (la chiamano la “cucina del Giappone”) e gente amichevole. Essendo un porto di mare, le persone sono più aperte agli stranieri. Facile da girare in metro, ma anche a piedi non è male. L’unico contro a mio parere è che qui viene molto usato il dialetto del Kansai, quindi potrete imparare parole che nel resto del Giappone non si usano, ma questo penso valga per ogni città che non sia Tokyo. - Kobe
Kobe è una piccola città sul mare famosa per la carne (il manzo di Kobe). Perfetta da girare a piedi o in bici, c’è un sacco di natura, un po’ come la nostra Liguria che ha il mare davanti e le montagne alle spalle. In generale il ritmo è più tranquillo rispetto alle altre città che sono più frenetiche. Essendo più piccola, c’è meno scelta per il lavoro o l’intrattenimento, ma i prezzi degli alloggi sono più bassi.
Queste sono le città che conosco di più, ma ce ne sono tante altre. Se volete informarvi vi suggerisco di cercare racconti di esperienze dirette, cioè di chi ci ha vissuto.
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Complimenti per il suo lavoro. Mi ha fatto venire voglia d’imparare un po’ di piu’ di questo paese e penso che iniziando con la lingua sia una buona cosa